Arteterapeuta e giornalista, vive da sempre la pittura come strumento privilegiato di evoluzione e crescita, ma anche testimonianza e denuncia. “Donne Visibili” è la serie dedicata a Michela Murgia attraverso la quale racconta le sue donne guerriere, sirene e madonne, spesso ferite attaccate incatenate, che hanno fatto della dignità il valore primo. Valore che ha loro permesso di attraversare cemento, muri, colori e dimensioni verso una liberazione voluta nell'anima e nella carne.
Qualche parola sulla tua visione?
Molteplici i linguaggi che prediligo, segno, pittura e parola. L'olio su tela mi permette di tornare liberamente al lavoro, nel tempo e senza fretta, e accedere alla trasformazione, che poi nella vita ritengo essere la chiave per evolvere e accogliere.
L'acrilico e la cementite mi permettono invece di soddisfare quel bisogno di materia e immediatezza, consentendo all'altra parte di me di esprimersi. Come donna ho bisogno di esprimermi in modo diversificato, accogliendo tutte le mie parti e sfaccettature: l'arte mi concede questo, di essere vera, sempre, oltre la paura le convenzioni e le sovrastrutture imposte dall'esterno.
Parola chiave della tua ricerca?
Il femminile è l'elemento che sta alla base del mio approccio artistico: osservazione e accoglienza delle parti del corpo e dell'anima, accedendo al proprio maschile, attraversandolo, consentendo una riappacificazione tra le parti, affidandosi all'equilibrio cromatico capace di armonia.
Cosa rappresenta per te il Fuori Giardino, inserito nella programmazione 2026 del Fuori Salone?
Un invito gradito, innanzitutto. Essere qui con le mie opere ha voluto dire incontro, unione e crescita, ma anche rivelazione e scoperta di sé. Ho portato le mie sirene in questo viaggio, perché incontrassero chi le stava cercando. Tra natura, opere e compagne, ho assaporato una dimensione carica di desiderio e gratitudine, un universo altro. Mi piace immaginare che questo progetto prosegua nel tempo, scoprendo altri luoghi incantati e accoglienti, capaci di far emergere dalle profondità le parti più belle e vere, oltre spazio e tempo.
Giulia Rocco




