Nata in Biellorussia ed è attualmente residente in Svizzera. La sua è una ricerca capace di unire contemporaneo e tradizione, attraverso una rappresentazione legata alle suggestioni che Madre Natura regala costantemente. Allo stesso tempo l'artista attraversa la tradizione con opere frutto di un complesso lavoro pittorico in un primo momento e fisico legato alla destrutturazione poi, fino alla ricomposizione in una forma nuova.
Ti chiedo, Mila, un'istantanea su questa particolare avventura del Fuori Giardino.
M.F. Ho portato in questo giardino che ci ha accolte durante l'evento milanese del Fuori Salone 2026 alcuni disegni di animali e le tele che simboleggiano intrecci tra presente e passato. Colori e pittura prendono forme e segni molteplici
La tua ricerca, qualche parola.
M.F. La mia arte nasce da una necessità personale, quella di sperimentale e comunicare. Sono le mie riflessioni su Madre Natura che si materializzano, con i misteri e le vibrazioni che la caratterizzano. In particolare mi interessa la ricerca sulle vibrazioni, nella mia visione il linguaggio artistico è un mezzo privilegiato per esprimere ed esprimermi.
Se dovessi pensare ad una parola chiave per tuo lavoro?
M.F. La parola chiave è trasformazione.
Cosa ha rappresentato per te l'esperienza del Fuori Giardino?
La mostra collettiva in questo giardino milanese per me è un manifesto, una testimonianza di partecipazione ad un evento sociale (Fuori Salone 2026 – Milano). Soprattutto un manifesto che racconta una collaborazione tra artiste, donne e amiche unite dalla stessa passione per l'arte. Animare il giardino con le opere, trasformandolo in galleria d'arte all'aperto, è stato molto interessante e in questa esperienza vedo l'inizio di un percorso possibile quello di continuare a esporre le nostre opere nei giardini delle città.
Giulia Rocco





