Vive e lavora a Verona, la sua creatività si esprime nella moda, nella decorazione d'interni, in quella murale e su tela.
Artista e docente, Francesca raccontaci della tua attività e della tua visione artistica
F.V. Il mio studio si trova a Verona, nello storico quartiere di San Zeno, è un spazio aperto e frequentato da molti allievi, è qui che tengo lezioni di pittura e percorsi per chi voglia individuare il proprio sentire artistico. Ognuno ha un proprio sentire, nella mia visione è la paura dell'errore che va affrontata per poter trovare il proprio cammino. Io parto dalla teoria dell'errore, ritengo che tutto parta dall'errore, si può sbagliare e da qui comprendere. I lavori si possono abbandonare, è necessario imparare anche a buttare se lo si ritiene giusto, ciò che viene male può essere eliminato, non è necessario finirlo.
Parole chiave nella tua ricerca?
F.V. Forma: per quanto mi riguarda si delimita spesso nella controforma. Siamo abituati a guardare un soggetto, mentre ciò che sta intorno permetterebbe un'osservazione altra, che scaturisce dalla relazione con ciò che sta vicino, cambia la prospettiva.
Segno: è la cosa più identitaria che abbiamo, uno dei gesti più primitivi dell'uomo, molto spesso la parte più istintiva del lavoro. Bozze e schizzi rappresentano le parti più sincere, mantenere il segno e lasciarsi andare al di fuori della forma data è un lavoro importante, che passa dal gesto fisico ad una meditazione più trascendente.
Colore: mi serve a determinare la forma, per poi viaggiare collegati, l'urgenza di colore arriva per estensione sulla tela da me.
Trasformazione: ha a che vedere con il passaggio di energia, io lavoro sul doppio, quando inizio un'opera, penso sempre di lavorarne due alla volta, l'energia si diffonde da una all'altra. E' qui che avviene il passaggio di energia tra i due lavori, ed è grazie a questo doppio ricorrente che avviene la
trasformazione, cosa che mi interessa moltissimo. Durante il periodo del covid, osservando cellule e botanica, ho sentito che tutto era possibile e nulla certo: le forme, la trasformazione e il cambio di rotta, rispetto all'errore, mi hanno portata a focalizzarmi sulla trasformazione e i possibili scenari che si possono sviluppare.
Parliamo dell'esperienza del Fuori Giardino e di come immagini possa proseguire
F.V. In questa mostra e in questo luogo ho portato due pezzi “Entra e diventa”, che lavorano su quello che succede, forma che accoglie e forma che cambia, forma che diviene altro e che non resta mai uguale. Ho trovato questo mio lavoro perfettamente adeguato all'esperienza del giardino, luogo in cui avvengono le trasformazioni, qui tutto è vivo e il cambiamento è continuo, ma qui cambia anche il lavoro, l'opera stessa intendo, perché il contesto è diverso e unico: la situazione cerca se stessa in un contesto altro.
Immagino queste otto donne in un processo: la sincronicità mette insieme cose che provengono da contesti totalmente diversi, creando una nuova realtà. Il tema della sincronicità tra persone che si incontrano potrebbe dare frutti eccellenti.
Qui c'è necessità di arte, questo ci unisce, mi piacerebbe far vivere ed evolvere questa esperienza attraverso la condivisione, lasciando che i significati possano trovare modo di evolvere.
Immagino questo come uno spazio di crescita, senza un fine economico, ma che abbia come obiettivo proprio lo scambio, questa è stata un'esperienza facile, naturale e sarebbe bello portasse a progettare dell'altro.
Giulia Rocco